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TORNARE A CASA
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![]() Immagine:Locandina Concorso edizione 2002 Puoi utilizzare i racconti pubblicati purchè non a fini commerciali e segnalando l'autrice www.marliviana.it |
Radio e televisione lanciano comunicati in continuazione su reti unificate. La situazione si aggrava di giorno in giorno. Lorenzo pur essendosi trovato in condizioni simili già altre volte da quando è arrivato in terra argentina, in questa occasione si sente più preoccupato del solito. La nostalgia della vita pacifica del suo paese di Lentiai adagiato all'ombra delle prealpi bellunesi, ora si fa sentire più forte dentro. La rivolta ha invaso ormai tutta la città è quasi arrivata alla porta di casa, meglio chiudersi dentro. Si siede sulla poltrona, e accende la Tv, per seguire attimo per attimo, gli avvenimenti esterni. Lo sguardo si ferma per un secondo, sul vecchio album appoggiato sul ripiano. Un dito di polvere lo ricopre. Da quanto tempo non lo prende in mano? Un desiderio improvviso di sfogliare quelle pagine lo assale. Volti e paesaggi sfilano davanti ai suoi occhi che si fanno via, via, sempre più lucidi. Poi, ecco il mazzolino di fiori, ormai secchi e fragili. Un senso di tenerezza lo avvolge e, come bollicine di una bottiglia di spumante appena stappata, iniziano a uscire dal cuore e dalla mente, immagini e momenti di vita passata sopiti da tempo. Il ricordo di quei fiori, i narcisi, i piccoli narcisi selvatici che, come una tardiva nevicata, riempivano Pian di Cultura, su, su verso Monte Garda sopra Lentiai e fino a maggio inoltrato lo trasformavano in uno scenario da fiaba, gli appare quasi palpabile. Quante volte era salito fin lassù con Teresa, il suo primo tenero amore. La figura minuta della ragazza prende forma nella sua mente. I lunghi capelli biondi di lei, mossi dalla tepida brezza primaverile, si mescolano, nella memoria, a quella distesa leggera e dolcemente profumata. In essa, come su un morbido tappeto, entrambi si riposavano dopo la faticosa camminata lungo la stradina a quel tempo ancora bianca, piena di curve, per salire a Malga Garda, e rimanevano incantati, per ore, a guardare le nuvole rincorrersi gioiose nella distesa azzurra del cielo assieme ai loro sogni di giovani innamorati. Com'erano finiti fra le pagine del suo album quei piccoli fragili fiori? Il pensiero vola lontano a quando viveva lassù vicino a quel posto da fiaba, protetto dalla corona dei suoi monti. Vi andava spesso con Teresa a interrogare le nuvole che viaggiavano leggere verso posti sconosciuti seminando nel suo cuore un desiderio grande di avventura, di voglia di uscire dal suo ristretto mondo, pur riconoscendone la bellezza naturale. Spesso un cuore giovane vuol mettere le ali e lui a quel tempo aveva un gran desiderio di conoscere altri luoghi di varcare l'oceano nella speranza di trovarvi una vita meno dura di quella che vedeva fare ai suoi vecchi fra quelle montagne. Lorenzo aveva, allora, un rapporto conflittuale con esse; amore e odio allo stesso tempo. Le ammirava mentre s'innondavano di sole, o s'immergevano in un mare di rosa-azzurro, trattenendo i colori del tramonto, oppure s'incappucciavano di neve per far fronte ai rigori dell'inverno. Le aveva sentite come punto di riferimento forte e protettivo, ma nello stesso tempo come una catena che lo teneva prigioniero. Allora niente era riuscito a trattenerlo, ne il disagio di finire in una terra nuova ne la fatica di dover imparare una lingua sconosciuta, non aveva messo in conto la difficoltà di trovarsi immerso in una cultura diversa, ne le umiliazioni e le ingiustizie alle quali sarebbe andato incontro. Aveva pensato che: Pedo de cussì no la pol 'ndar, Chi spera se salva, Dio vede e provede come sentiva dire ai vecchi in paese. E racimolati i soldi per il viaggio aveva preso l'aereo per ndar in Merica, come aveva saputo di tanti altri prima di lui. Ci aveva provato anche Teresa fino al momento di partire, quando con gli occhi velati di lacrime era venuta a salutarlo e gli aveva donato un mazzolino di narcisi. Lui aveva stretto quei fiori nella mano libera dalla valigia. Li aveva tenuti con sé per tutto il viaggio e non se l'era sentita di buttarli via nemmeno quando si erano appassiti. Gli stessi che ora secchi e fragili tiene fra le mani e che gli suscitano tante emozioni. Lacrime silenziose scendono dai suoi occhi e si perdono tra le piccole rughe che già solcano il suo viso un po' meno giovane. E ricorda, ricorda. Rivede quella distesa di fiori che ssi anima cullandosi nel vento quasi ne sente il tenue profumo, e, all'orizzonte, le sue montagne che sembrano ammirare con palese orgoglio tanta bellezza dall'alto delle loro cime. Rivede capitelli e altari delle varie chiesine dei dintorni, ornati da quei fiori che mani devote raccoglievano e deponevano, delicato omaggio, alla Mamma del Cielo, nel mese più bello dell'anno. Qualche volta c'era andato anche lui, alzandosi presto al mattino, assieme alla sua Teresa a raccoglierli per offrirli a Maria uniti ai giovani sogni di entrambi. Chissà dov'era finita Teresa. La nuova realtà e il tempo ne avevano sopito il ricordo. Lui dopo tante difficoltà iniziali era riuscito a sistemarsi discretamente e aveva costruito una bella famigliola con Rosetta, figlia di emigranti provenienti da Colderù una frazioncina arroccata sulla roccia tanto vicina ai suoi ricordi. In casa entrambi avevano conservato il loro dialetto insegnandolo anche ai due figlioli. Rosetta, doveva riconoscerlo, spesso s'impegnava in cucina con qualche ricetta tipica fornitale dalla mamma, ma il capriolo non raggiungeva il sapore conosciuto, schiz e polenta non avevano lo stesso profumo, forse perché non annaffiati dall'ottimo prosecco delle colline di Valdobbiadene. Mancava l'allegria delle campane delle tante chiesette che riempivano di gioia tutti i cuori in ogni angolo del suo paese, mancavano anche i volti sereni degli affreschi delle "Ultime Cene" con i gamberetti rossi su bianche tovaglie e non c'era il vento a far danzare le flessuose betulle. Come aveva potuto fare a meno per tanto tempo di tutte quelle piccole cose; solo ora si rende conto di quanto gli manchino. Una gran voglia di ritornare lo assale, per se stesso e per la sua famiglia. Riappropriarsi, anche solo per un breve periodo degli autentici sapori e profumi, di tutte le tradizioni della sua vita passata, che ora gli appare come un tesoro perduto che vorrebbe donare anche a Rosetta e ai figli. Ricuperare l'affetto di amici e parenti che magari aspettano da tempo di riabbracciarlo. Ripercorrere le strade del paese, arrivare fino ai vecchi capitelli, meta di tante sue passeggiate romantiche e scoprire i nuovi che lungo quel sentiero sono stati costruiti da qualche anno, dedicati ai Santi Patroni delle chiesette frazionali. Ora la nostalgia che aumenta di minuto in minuto, accresce il suo desiderio di riappropriarsi di tutto il suo passato e di conoscere quanto di nuovo troverà inevitabilmente. Ora confronta la sicurezza e la serenità della sua terra con la instabilità e i pericoli che incombono sulla nazione che lo ospita. Per fortuna è riuscito a tenere in casa abbastanza fondi prima del blocco dei conti correnti che, con la crisi degli ultimi giorni, impedisce di prelevare somme rilevanti dalle banche. Sì è meglio partire finché qui le cose non si saranno stabilizzate. Prenderà un po' di tempo. Quando anche la sua famiglia avrà gustato la tranquillità del torrente Rimonta, la bellezza della Val Belluna, i piatti tipici della cucina locale, il calore degli affetti ritrovati, allora potrà decidere se ritornare o fermarsi. Porterà i figli e Rosetta a scoprire gli angoli della vecchia Lentiai. Gli archi di pietra lavorata che lo incantavano da bambino e che spera resistano ancora all'ingresso di qualche cortile, e quei piccoli ballatoi di legno e le case intonacate al grezzo nella pace delle "contrade" e dei "cortivi". Rivedrà la chiesa di Maria Assunta nella quale ha vissuto molti momenti significativi della sua vita di bambino, e farà conoscere ai suoi, i volti dipinti dal Tiziano e da Cesare Vecellio e gli altri tesori d'arte e di cultura che essa contiene. La vacanza a ogni modo dovrà protrarsi fino a maggio, perché dovrà salire almeno una volta fino a Pian di Cultura e stendersi ancora fra i narcisi in fiore per ritrovare l'incanto dei sogni della sua giovinezza e per farne di nuovi assieme a Rosetta e ai bimbi. Le lacrime di commozione hanno raggiunto i fiori che stringe ancora in mano e che rimette con delicatezza fra le pagine dell'album. La Tv continua con il susseguirsi di comunicati. Fuori la confusione raggiunge toni altissimi. Finalmente anche Rosetta è al sicuro con i bambini, certamente anche loro saranno contenti di partire. Per ora l'importante è "tornare a casa" poi si vedrà. |