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UNICHE E INIMITABILI Vedi Pubblicazioni
- VINCITORE PREMIO DELLA GIURIA
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![]() Immagine:Locandina Concorso edizione 2006 Puoi utilizzare i racconti pubblicati purchè non a fini commerciali e segnalando l'autrice www.marliviana.it |
Il Buon Dio aveva creato il mondo e, dall’alto del suo trono, girava lo sguardo tutt’intorno con evidente soddisfazione. Ciò che era risultato dai sei giorni di intenso lavoro gli parve veramente cosa buona. Però, prima di prendersi il giorno di riposo, i suoi occhi si posarono su uno scorcio di mondo che, secondo Lui, andava valorizzato di più. Mancava qualcosa di originale che rendesse unico per sempre quello spazio tra le Alpi e le colline, che noi ora conosciamo come le nostre Prealpi. Chiese allora aiuto agli angeli delle quattro stagioni di spremersi le meningi e aiutarlo nel suo intento. In men che non si dica, quelli, prepararono vari progetti e partirono a distanza di tre mesi l’uno dall’altro, per realizzarli in modo che il Re del cielo potesse scegliere ciò che lo avesse affascinato di più. Il primo a partire fu l’Angelo della primavera. Allo scadere dei tre mesi, il Buon Dio passò in rassegna lo scorcio di mondo in questione. Trovò tutto molto bello: alberi e fiori, colori e profumi, cinguettii festosi, leggeri girotondi di farfalle, lavoro frenetico di insetti, corse allegre di caprioli e lepri, facevano di ogni angolo un quadro vivente. Non era molto facile scegliere, nemmeno per il Re del cielo. A un tratto, il suo sguardo, si posò su una grande distesa bianca e delicata, che, ondeggiando alla carezza di una lieve brezza, emanava un tenue profumo. Sembrava un enorme soffice tappeto, il Nostro pensò: “E’ meraviglioso, caratterizzerà questo posto, chiamerò narcisi quei fiori, e ogni anno in primavera si ripeterà questa nevicata soave e profumata”. Partì, poi, l’Angelo dell’estate e, prima che terminasse il suo mandato, ecco di nuovo il Re del cielo girare per le nostre montagne in cerca di qualcosa di bello che caratterizzasse l’estate. Sudava molto per il caldo soffocante. Il cielo era di un azzurro intenso, il sole accendeva ogni gocciolina d’acqua riempiendola di colori; il profumo dei frutti maturi che abbondavano sugli alberi, si spandeva tutt’intorno, ma nonostante tutta quella bellezza e abbondanza il Buon Dio non riusciva a decidersi nella scelta. D’improvviso una folata di aria limpida, quasi fredda, lo avvolse benefica. Era giunto in Cansiglio. Il verde brillante dei faggi e quello più cupo degli abeti, lo affascinò. Non lontano alcuni specchi azzurri di lago, rendevano il paesaggio suggestivo e invitante. Boschi vergini e folti, misteriosi e incantati nei quali Folletti, Elfi, Anduane, avevano preso dimora e il Mazzariol, col suo completino rosso, già si divertiva tra gli alberi, inventando scherzi e dispetti. Tutto ciò lo colpì favorevolmente. “Questo posto resterà così: un’oasi dove trovare refrigerio dal troppo caldo e dall’afa della pianura, angolo fantastico per i sogni e le magie che accoglierà e conserverà”. Anche l’Angelo dell’estate aveva compiuto bene il suo lavoro. Ora toccava al terzo Angelo. Questi si impegnò subito al pari dei suoi colleghi. Abbondò nel dipingere di rosso, giallo, arancione e marrone, ogni angolo. Riempì di tappeti di muschio profumato, boschi e valli. Gonfiò di dolcezza i grappoli d’uva, nelle molte distese di vigneti con cui aveva coperto gran parte di quella fascia prealpina. Dedicò, però, maggior cura per i boschi di castagno. Riuscì a convogliare in un’unica piccola zona un giusto grado di umidità, una particolare esposizione al sole, una speciale combinazione di terreno e una adatta temperatura dell’aria, per cui i frutti degli alberi di quell’angolo speciale, risultarono di una qualità superiore a tutti quelli maturati nella zona. Fu proprio quel pezzo di terra che il Re del cielo scelse per tramandare nel tempo la caratteristica che sarebbe diventata poi, una gustosa tradizione in quello che divenne il paesino di Combai. Mancava ora solo l’ultimo Angelo. Per lui la cosa non fu molto facile. Tanti progetti erano già stati realizzati e lui voleva emergere per originalità. Piano, piano, cancellò tutto ciò che i suoi predecessori avevano realizzato. Chiamò in aiuto il Re del Gelo e insieme pennellarono di bianco le cime dal Monte Cavallo via, via lungo tutta quella meravigliosa corona che si estendeva fino alla Val Belluna e che baciata dal sole e avvolta dall’azzurro intenso del cielo, si riempì di arcobaleno dall’alba al tramonto. Bloccarono l’acqua che scorreva rumorosa negli Orridi del Brent de l’Art e quella restò sospesa nel vuoto creando giochi di stalattiti che la luce, baciandoli, inondò di colori. Ricamarono gli alberi con pizzi di brina, proteggendone le radici con una immacolata e soffice coperta di neve. Il Buon Dio rimase incantato da tanta bellezza. Sì, quella zona, durante l’inverno, avrebbe continuato a essere così affascinante. Passarono gli anni. Quei luoghi si popolarono di tante creature che godevano dei bei doni che il Re del cielo aveva scelto per accoglierle al meglio. Anch’esse, però, come tanti altri nel mondo, finirono per dimostrare la loro ingratitudine verso Colui che si era dato tanto da fare, fino a costringerlo a voler distruggere, per punizione, tutto il suo operato. Un brutto giorno anche il piccolo paradiso delle Prealpi, finì sommerso dalle acque del diluvio. Quello che il Buon Dio aveva scelto per caratterizzare quell’angolo di mondo, era, però rimasto ben scolpito nella sua mente e nel suo cuore. Così, al ritirarsi delle acque annunciato da un meraviglioso arcobaleno, gli riuscì molto facile ricomporre pezzo per pezzo come in un grande puzzle, quanto il diluvio aveva distrutto e giurò a se stesso che mai più, in avvenire, avrebbe permesso si ripetesse un evento simile. Così i narcisi continuarono ogni anno a riempire spontaneamente di bellezza e profumo il Pian di Cultura durante tutto il mese di maggio. Il Cansiglio con i verdi brillanti e cupi dei suoi alberi, l’aria limpida e fresca, è ancora oggi, oasi di refrigerio dall’afa estiva della pianura. Il popolo fantastico di Elfi, Gnomi e Anduane riempie tutt’ora di mistero e magia i boschi e i laghi con la sua palpabile presenza. A Combai le castagne arroste, in autunno mandano il loro invitante profumo tutt’intorno attirando folle di buongustai e, anche su, su, nel cielo, fino a stuzzicare il naso del Buon Dio. Le cime incappucciate di neve, gli alberi dei boschi rivestiti di pizzo, il ghiaccio del Brent de l’Art, splendente di gemme colorate, continuano nel tempo a rendere le nostre Prealpi uniche e inimitabili. |
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